L’album delle città parte da piazza Plebiscito

In regalo le foto d’epoca e attuali. Lo storico Policella: è qui il cuore di Lanciano

    di Domenico Policella INIZIA oggi l’iniziativa del Centro “Ieri & Oggi - Le città abruzzesi nell’album del tempo”. Come prima volta, in regalo con la copia del giornale, i lettori trovano la foto d’epoca di piazza Plebiscito di Lanciano, con il municipio, il teatro e la salita dei Frentani. Giovedì sarà la volta della stessa inquadratura com’è oggi. Per l’occasione lo storico Domenico Policella ripercorre in una passeggiata i fasti di questa parte della città.

    Per fare una visita alla città bisogna partire sempre da piazza Plebiscito. Ci avviamo per la via dei Frentani. Iniziamo la salita, ma subito a destra troviamo la comoda scalinata che ci porta davanti a due porte: la prima è quella della “Casa di conversazione”, un circolo cittadino riservato ai soci, ma sempre disponibile per manifestazioni pubbliche importanti, che ha più di cento anni di vita; la seconda è quella del più autorevole ingresso del palazzo comunale. Le due istituzioni sono unite ad un altro edificio, che si individua subito per le quattro imponenti colonne in mattoni, che ha davanti: si tratta del teatro comunale “Fedele Fenaroli”, inaugurato nell’aprile del 1974, da Ferdinando II di Borbone, dalla regina e da un seguito di dignitari. Il teatro fu progettato dall’ingegnere Taddeo Salvini di Orsogna, che fu anche autore dei teatri di Foggia, Vasto, Chieti, Penne e Taranto.

     Il Fenaroli fu restaurato nel 1897 dal sindaco Berenga (uscite di sicurezza, servizi igienici, palcoscenico, illuminazione elettrica); nel 1898 fu riaperto con le ope
    re liriche “La Gioconda” e gli “Ernani”; dal 1902, si inserirono nella programmazione diverse filodrammatiche lancianesi; e nel 1912, Tommaso Marinetti venne a tenervi una conferenza, sul «Manifesto per il Futurismo» e fu sonoramente fischiato.
     Nell’area occupata dalla “Casa di conversazione”, dal Comune e dal teatro Fenaroli, vi era stato, in un tempo lontano, il “Collegio degli Scolopi”, detto anche “Collegio dei Chierici regolari poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie”, sorto a Roma nel 1617. Andando più in su, sulla destra, vi è la bella costruzione vanvitelliana, dove vi è la sede dell’Agenzia per la promozione culturale della Regione, che ospita anche l’Università frentana della terza età.

     Dirimpetto a questo monumento edilizio, vi sono due costruzioni davvero singolari: la Villa De Giorgio, di un gustosissimo stile Liberty, con la fontana monumentale proprio al centro del largo Tappia, tra l’edificio dove il grande editore lancianese Rocco Carabba aprì la sua prima bottega d’arte tipografica, ed un palazzo baronale, in parte restaurato, nel cui cortile vi era, nel passato lontano, una torre rotonda (detta “il tonnino”) di epoca longobarda. Proprio in quel tratto di strada, del più antico quartiere cittadino, erano soliti passeggiare niente di meno che Benedetto Croce e, solo qualche decennio fa, il noto pittore Michele Cascella.

     L’occhio, a questo punto, si fissa su una torre solitaria, di stile lancianese, come quasi tutte le altre della città, che assistette impotente alla distruzione dell’attigua chiesa di San Giovanni, distrutta da una bomba, nel 1943. Andiamo più avanti ancora e, sulla sinistra, appare in tutta la sua raccolta bellezza il fronte della chiesa parrocchiale di Sant’Agostino, che deve essere stata fondata sotto il regno di Carlo I d’A ngiò , che fu incoronato nel 1266. Prima del portale della chiesa, c’è l’ingresso del chiostro dell’antico monastero, sul quale svetta il campanile del 1500. Nel 1280, era priore del convento Jacopo di Diotallevi di Offida, a cui Ricciarella, moglie di Jacopo Stazio, confessò di “avere con detestabile sacrilegio fatto abuso di uso di particola consacrata». Si tratta del secondo Miracolo eucaristico di Lanciano, di cui una reliquia è nella vicina chiesa di Santa Croce.

     In fondo alla via dei Frentani, vi è una bella bottega quattrocentesca con le finestre dotate di banchi di vendita ai passanti: è la bottega di “Nicolaus”. Poco più avanti c’è la chiesa più antica di Lanciano, dedicata a San Biagio, del X secolo. Dobbiamo tacere della porta di San Biagio, l’unica rimasta delle 9 porte della città, delle antiche botteghe dei pignatai e degli agorai che da un pezzo non ci sono più, e dei tanti altri artigiani e nobili, che pure erano tanti: i Ricci, i Castiglioni, i Caravita, i Torricelli, i Fiore, i Guardia, i Buzzi, i Gesi, i Gigliani, ecc. Il quartiere di Lancianovecchia ha davvero un fascino particolare. E la via dei Frentani ne resta l’arteria principale.
    12 settembre 2007
     

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