di Antonella Formisani
CIVITELLA DEL TRONTO. Hanno imboccato il vialetto
di casa a bordo di un Ducato, preso in affitto all’aeroporto, con
le facce stravolte ma felici di essere a casa. Mancava qualche
minuto alle 15 quando finalmente Cristina Iampieri, il figlioletto
Leonardo, il padre Bruno e il marito Misha Raphael Berlinski hanno
varcato la soglia della villetta a Borrano di
Civitella.
Il primo a scendere dal mezzo è stato il padre della
giovane funzionaria dell’Onu.
IL RACCONTO. Faccia aperta e visibilmente sollevata,
Bruno Iampieri ricorda i cinque giorni d’infermo
ad Haiti. «Ero arrivato il giorno prima, sarei dovuto stare ad
Haiti una decina di giorni», racconta, «per stare un po’ con mia
figlia e il nipotino. A un certo punto ha cominciato a tremare la
terra sotto i piedi, è stato tremendo. Per fortuna la casa ha
retto. Noi sulle prime abbiamo dormito fuori, per terra. Ma poi ci
siamo resi conto che girava tanta gente affamata, giravano tante
persone che avevano perso tutto. E dovevamo proteggere il bambino».
I quattro sono riusciti a resistere un paio di giorni, praticamente
barricati in una casa che non è crollata, ma che ha subito forti
lesioni.
IL SOLLIEVO. «Sono stata fortunata», commenta
Cristina Iampieri, «innanzitutto perchè sono
sopravvissuta. Io quando c’è stato il terremoto - la scossa è stata
fortissima e lunga circa un minuto - ero a casa perchè avevo
chiesto qualche ora di permesso al lavoro. E il mio ufficio è
completamente distrutto. Ma sono fortunata anche perchè la casa ha
retto e avevamo viveri e acqua potabile. Poi, dopo due giorni, ci
siamo trasferiti nella base logistica dell’Onu».
«Lì eravamo più al sicuro», spiega il padre Bruno, «per entrare
infatti bisogna esibire il tesserino, la zona è controllata. L’Onu
ci aiutato, ma ringrazio anche il governo italiano che si è
interessato moltissimo alle nostre sorti».
L’INFERNO. Sia padre che figlia descrivono con
brevi frasi la situazione di sofferenza e morte che ormai si sono
lasciati alle spalle. Sono ricordi che probabilmente per ora
preferiscono accantonare, per tornare lentamente a una vita
normale. «La situazione ad Haiti», dice infatti Cristina, con i
grandi occhi verdi segnati dalla mancanza di sonno, «la conoscete
meglio voi che avete visto in tv riprese e servizi. Io posso
raccontare la situazione del mio quartiere, dove molte case sono
distrutte, e posso riferire alcuni racconti: interi quartieri sono
stati rasi al suolo, così anche le bidonville». Fra le varie
immagini raccontate da Bruno «le zanzare che ci hanno martoriato,
avete visto il visino del bambino...». E il caos all’areoporto di
Haiti: «Sembra un aereoporto durante la guerra, con decine di aerei
che atterrano, scaricano gli aiuti, non spengono nemmeno i motori e
ripartono».
LE SORELLE. Il racconto di Cristina Iampieri, sul
ballatoio della villetta bianca dei genitori, si ferma. Le sorelle
Daniela e Rossella la portano via. Con un gesto protettivo le
circondano le spalle e la portano verso il portoncino. «Ora basta,
è molto provata, deve riposare», dice severamente la sorella
Daniela. Tutti rientrano in casa: hanno portato dentro i bagagli,
tutto quello che sono riusciti a portar via da Haiti, nel volo di
fortuna a bordo del Falcon dell’Areonautica militare atterrato a
Ciampino ieri intorno alle 11. Fra i trolley spunta il seggiolino
del piccolo Leonardo e la gabbia del gatto Pires che, almeno per
ora, si rifarà una vita in Italia. Il futuro della funzionaria dell’
Onu, comunque, probabilmente sarà all’estero. «Non so», osserva,
«se torneremo ad Haiti, io lavoro per l’Onu e probabilmente
torneremo lì ma ora la situazione é molto difficile». La porta si
chiude alle spalle della famiglia Iampieri, finalmente riunita. In
casa c’è una tavola imbandita: la madre, rimasta a casa, ha
preparato il primo vero pasto che i quattro mangiano da parecchi
giorni.
IL SINDACO. Il sindaco di Civitella,
Gaetano Luca Ronchi, si è tenuto in costante
contatto con le sorelle di Cristina Iampieri e ha cercato di
favorire il rientro. Oggi andrà a trovare i quattro scampati al
terremoto. «La comunità civitellese è contenta di poter
riabbracciare questa sua figlia, insieme al padre, oltre che al
figlioletto e la marito», commenta Ronchi, «tutta la comunità di
Civitella ha vissuto momenti di ansia per la famiglia. Ma resta il
dolore per la grande tragedia ad Haiti».
18 gennaio 2010