di Giuseppe Boi
PESCARA. Diecimila euro in un mese. È quanto Fabio
Orta prometteva come stipendio agli uomini della sua
organizzazione, un’associazione internazionale finalizzata al
traffico di stupefacenti e automobili sgominata lunedì dalla mobile
di Pescara con undici arresti. Tra il 2006 e il 2009 la banda ha
portato in Abruzzo e nelle Marche fiumi di cocaina. E il vertice
dell’associazione criminale poteva promettere stipendi altissimi.
La roba che arrivava dall’Albania via Milano era di prima qualità,
mentre il suo costo era bassissimo: non veniva pagata in contanti
ma consegnando alla malavita albanese auto di grossa
cilindrata.
«Possiamo guadagnare diecimila euro a testa al mese senza che ci
impazziamo», spiega Orta in una conversazione telefonica
intercettata dalla polizia. Ad ascoltarlo c’è Fuat Mezini, albanese
di 29 anni residente a Castellafiume, in provincia dell’Aquila. I
due parlano dell’arrivo di tre «peluche», ossia panetti di cocaina
da circa 650 grammi l’uno. Rivenduti, avrebbero fruttato all’a
ssociazione 390 mila euro.
Una marea di soldi che gli undici uomini arrestati ieri, e i due
ancora latitanti, avrebbero incassato a costo quasi zero. Infatti
il meccanismo individuato da Orta, che nelle intercettazioni si
definisce dotato di «un’intelligenza superiore», prevedeva che la
droga venisse pagata con delle automobili. Vetture di cui si
fingeva il furto e che invece venivano imbarcate a Bari
destinazione Durazzo.
Il meccanismo era semplice. Il capo albanese dell’organizzazione,
l’ancora latitante Kastriot Kila, inviava una lista di macchine. L’o
rganizzazione le rintracciava in Italia, anche ricorrendo al
noleggio, e ne fingeva il furto. Furto poi denunciato alle forze
dell’ordine e, spesso, alle assicurazioni che pagavano i premi
mentre le auto viaggiavano verso l’Albania.
Per nascondere il passaggio delle auto nel porto di Bari, l’o
rganizzazione falsificava i documenti di viaggio. La targa CX191GY
di una Mazda, diventava CX191GJ. Stessa cosa per un’Audi Q7 che,
targata DA592EK, veniva imbarcata come DA592FH. Numeri sì falsi, ma
vicini a quelli originali.
La falsificazione dei numeri di targa è solo uno degli stratagemmi
usati da Orta e dai suoi. Tante erano le precauzioni prese per il
trasporto delle auto in Albania, e tante erano quelle usate per l’a
rrivo della droga in Abruzzo. La cocaina albanese, «la ragazza»
nelle telefonate, arrivava nel Pescarese in auto.
I corrieri, chiamati «avvocati», percorrevano l’autostrada e
uscivano di tanto in tanto per rendere più difficile far capire la
loro provenienza nel caso venissero intercettati dalle forze dell’o
rdine. Inoltre, per arrivare a destinazione percorrevano strade
diverse da quelle usate normalmente.
Una volta arrivata a destinazione, Orta e i suoi prendevano
possesso della roba «firmando l’atto», e poi la trasferivano ai
«pony», ossia gli spacciatori. A Pescara i principali referenti
erano Claudio Spinelli, 37 anni, Lucio Damiani, 48 anni, e Walter
Marini, 36 anni (vedi articolo a lato). «Prendiamo un caffé»,
diceva Orta agli uomini dell’organizzazione che avevano il compito
di piazzare la droga sul mercato. Questi si recavano al centro
sportivo Andaclub a Moscufo, la base della banda che è di proprietà
comunale ma è gestito da Orta. Così cominciava il passaggio finale
dell’operazione che trasformava i finti furti di auto in «una frega
di guadagno».
13 gennaio 2010